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7月28日 per me...Ti guardavo sorridere serena mentre accoglievi la gente, gli amici, i fratelli….e mi dicevo: “Eccola lì la mia amica alta, bionda, abbronzata, piena di coraggio che io forse non avrei. Eccola lì la mia amica sarcastica, pungente, con la battuta sempre pronta, dalle risate prorompenti, coinvolgenti, la mia amica delle passeggiate al mare, delle serate portorecanatesi e romane, dei concerti, dei pettegolezzi e delle bevute, la mia amica dai saggi consigli, dalle sagge parole, sempre intenta a fare il massimo pur accontentare tutti anche quando non se lo sarebbero meritato (vedi il gran simpatico del tuo capo)…. Eccola lì così fragile dietro al suo sorriso affettuoso come se accogliesse ognuno ad una cena a casa sua….che fatica che hai fatto per mantenere quella facciata, capace forse di darti l’impressione di essere tranquilla anche nell’anima”. Sembravi forte come il granito….ma il granito è una pietra forgiata, fusa lentamente dal fuoco nel cuore caldo e denso della terra…così tu….forte e calda, apparentemente ferma, serena. Poi c’erano i tuoi occhi che, strano, oggi non erano del solito azzurro, ma celesti, lucenti. Da brava scrittrice hai saputo ridurre l’intera platea, così stranamente eterogenea, in lacrime e, mamma mia, quanto dei tuoi veri sentimenti, paure e sensazioni sei stata in grado trasmetterci….improvvisamente eravamo tutti lì, insieme a te e Francesca, quella notte che forse era mattina, che non si sapeva ancora se fosse un inizio o una fuga verso la fine. Quelle lacrime che tu avevi giù giù infondo, le tue puma bianche e rosse che ho notato e che volevo farti notare che avevo visto appena arrivata….il tuo dolore, la tua solitudine, l’angoscia dell’attesa, la tenerezza del saluto tra te e Walter. Eccola là mia amica che ingoia i dispiaceri, le delusioni, le sue tragedie, le sue lacrime e…..sorride. Il flauto era bellissimo…ma avrei visto meglio, per il Walter che conosco, una bella gioiosa fanfara! Ti voglio bene Lisa Chiara 7月18日 18 luglio 2006. Ore 11.40.Fermate tutti gli orologi Incrocino aeroplani, lamentosi, lassù Lui è morto. Allacciate nastri di crespo Lui era il mio nord, il mio sud, Pensavo che l'amore fosse eterno Non servono più le stelle,
ARRIVEDERCI, PAPA'. 7月17日 Interminabile.Sono seduta su uno scalino. Uno scalino scomodo, grigio, di quelli col terriccio che ti si attacca ai vestiti, quello che si conficca nelle mani quando cerchi di alzarti appoggiandole per terra.
Sono le 4 del mattino. O della notte. Non lo so.
Il mio corpo trema per il freddo, il terrore, la stanchezza.
Ho una sigaretta appena accesa tra le dita...e dire che le ho sempre detestate, io, le sigarette. La porto alla bocca e aspiro piano piano. Tossisco un pò, il fumo esce dalla bocca e si mescola al viso di mia madre che vedo lì, ferma, in piedi, dietro la vetrata del Pronto Soccorso. Si stringe tra le sue stesse braccia, ancora più piccola e magra di quanto già non sia. Sembriamo i fili del telefono io e mia madre in queste ore interminabili, come i fili che si vedono dai treni in corsa, quando guardi fuori dal finestrino, e si uniscono e si separano, si uniscono e si separano, e tu quasi ti incanti a guardarli mentre si uniscono e si separano. Ci cerchiamo e ci allontaniamo, ci cerchiamo e ci allontaniamo, ognuna stretta nel proprio dolore e nei propri vestiti. Come sono scomodi ad un tratto, come sono gelidi.
Ho le ginocchia strette al petto e il mio sguardo cade sulle scarpe. Le mie Puma, le mie adorate Puma comprate a New York, in quel negozio a Soho...quanto amo queste scarpe. Forse è per questo che le ho messe questa notte, che le ho cercate al buio, di fretta, dai che arriva l'ambulanza Lisa, sbrigati.
Sono bianche e rosse, le mie scarpe. Rosse come il sangue. Come quello che è uscito prepotente dalla bocca di mio padre, come lava che erutta da un vulcano. Bianche come il viso di mio padre, umido, spaventato, una tela che accoglie i suoi occhi sgranati che implorano il mio aiuto.
Quante ora sono passate da quel momento? 2, 3, 4? Ho un nodo in gola e mi sento così sola e così stretta a questo scalino, ancorata ad esso, e a quella sigaretta che si consuma nella mia bocca, a quel filo bianco e dolciastro che scende dentro e si mescola con le mie lacrime, che sono giù, in fondo, in fondo, e non possono uscire, non ora.
Sono seduta su uno scalino. Ma quanto è scomodo questo scalino. Ho paura, Dio, io ho paura. E mi sento così sola in questa mia mediocrità, la mediocrtà dell'impotenza, perché nulla posso fare, io, ora.
E' lunga questa notte, o forse è già mattina? E' senza inizio e senza fine.
Chiudo gli occhi e respiro l'aria, fredda e umida, che violenta le narici.
Forza Lisa, forza. Il sole sorge, tra poco, questa mattina. O è ancora notte? Non lo so. So solo che è interminabile.
7月12日 E poi all'improvviso......gira tutto, vorticosamente. Il cuore accelera, le dita tamburellano freneticamente sulla tastiera, i miei poveri neuroni si rincorrono galoppando. Sembra tutto così difficile...cosa faccio, cosa faccio ora!!
La mia nuova vita a volte non mi sembra affatto nuova, è come i corrodoi di una casa in cui si è nati. Altre volte è disarmante nella sua complicatezza. E così inizio a respirare affannosamente e a chiedermi "ma ce la farò? Ma sarò all'latezza di tutto questo?". Le parole ballano il valzer sullo schermo del mio computer, una decisione deve essere presa e dipende da me, solo da me, porcalamiserialadra solo da me...
Mi sento come Atlante che sopporta sulle spalle i pilastri del cielo.
Poi un clic, "invio". E' andata. Mi tolgo gli occhiali, tiro il fiato riavviandomi i capelli. E' tutto lì ora, la scrivania è lì, i miei fogli sono lì, tutto riappare nella sua semplicità. le volte celesti tornano quiete al loro posto, intrecciandosi con la luce e la finestra.
Dai che è tutto a posto, ce la farai. Basta solo avere pazienza.
Appoggio la schiena alla sedia e guardo fuori. Sorrido, è la mia nuova vita.
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