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3月18日 Viaaaaaaa!!!Sono riuscita a mettermi a sedere, finalmente. Arrivare a mettersi in ginocchio, per poi alzarsi, camminare e correre…beh, quella è un'altra storia. Ma accadrà, ovvio che accadrà di nuovo. Sonia si è avvicinata e si è chinata su di me. Mi ha tolto un guantone, con movimenti lenti e delicati, senza fretta. Mi ha sussurrato in un orecchio "io ci sono" e poi, in silenzio, i nostri occhi hanno parlato, senza mai staccarsi. I miei, ancora gonfi di pianto e sangue pesto, hanno chiesto di non giudicare, di capire, di aspettare. I suoi, materni e comprensivi, hanno sorriso, infondendomi un po’ di coraggio. Ha appoggiato il guantone per terra, a poca distanza, e poi si è allontanata, continuandomi a guardare. La forza di togliere l'altro dovevo trovarla da sola, c'era poco da fare. E così sono stata lì, per un po’, in una posizione goffa e innaturale. Io da sempre combattiva ed aggressiva….ma forse solo in apparenza. Ho provato ad asciugare il sudore dalla fronte e dal viso, mischiato ancora a qualche lacrima. Ma la pelle era ancora troppo umida, la ferita ancora troppo fresca. E mi sono sentita così ridicola… uno stupido e patetico guerriero senza battaglie da combattere. E io lì, ad aspettare, aggrappata boccheggiante alle corde di un ring tristemente vuoto. Il mio avversario ormai lontano, con la sua vita e la sua donna, senza di me, senza di "noi". Le lacrime sono uscite di nuovo e il respiro mi si è fattopiù corto e si è aggrovigliato alla rabbia che mi è salita dentro arrampicandosi lungo i miei polsi e le mie braccia su per il petto e strisciando sulle labbra…viaaaa!!!! Via quel guantone, via tutto! Via! E così l'ho strappato, con le unghie, con la mano libera, con i denti, via quel guanto e quella benda sporca e lacera che mi stringe le dita, via!!!! Lontano da me, lontano anche lui, via via via via via...!!! Via. E poi mi sono guardata intorno. Il ring vuoto. Lui così lontano. La luce che filtra dalla finestra. Il mio corpo dolorante ma tremendamente vivo. Non sono ridicola….sono solo ferita. A volte occorre capire. E lasciare andare. Dimostrare il proprio amore facendosi da parte. Perché il suo dolore era il mio dolore. La sua confusione la mia colpa. I suoi dubbi la mia condanna. La mia scelta la sua salvezza. Ho guardato verso Sonia, e lei mi ha sorriso. "Adesso hai capito?" mi ha sussurrato. Si è chinata su di me. Ed io ho afferrato la sua mano. |
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